martedì 20 maggio 2014

Eccellenze dell'Impallomeni, premiata Fabiana Del Bono

di
Pietro Scibilia

Il liceo è tra le istituzioni più antiche del mondo occidentale ed è ancora, nonostante varie metamorfosi, in auge tra i baluardi della formazione e della preservazione culturale. Anche le università italiane, che dovrebbero essere istituzioni di prestigio culturale non solo per il Belpase ma per tutto il globo, riconoscono e premiano le eccellenze provenienti, spesso, dai licei.
In una di queste occasioni è stato riconosciuto non solo il merito formativo liceale ma anche il valore dello studio, dell'impegno e della costanza dimostrato dalla studentessa del nostro liceo Impallomeni, Fabiana De Bono, la quale, insieme ad altre due colleghe messinesi, è riuscita a superare la selezione nazionale per accedere alla frequenza, per una settimana, della Scuola di orientamento estivo della Luiss.
Si tratta di un'esperienza tramite la quale conoscere i diversi campi di apprendimento che caratterizzano il prestigioso ateneo (economia, giurisprudenza, scienze politiche), con la possibilità di sostenere con un anno d'anticipo l'esame di ammissione per l'anno accademico 2015/16 e, inoltre, di concorrere ad una delle 5 borse valide per uno dei cicli triennali o per il ciclo unico di giurisprudenza.

mercoledì 7 maggio 2014

Calvino: l'arte di saper scrivere.

di 
Marialuisa Andaloro
Gabriella Spadaro 


"L'arte di scriver storia sta nel saper tirar fuori
da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto;
ma finita la pagina si riprende la vita
e ci s' accorge che quello che si sapeva è proprio un nulla"
 
                                                                  Italo Calvino, Il cavaliere inesistente 


 


Italo Calvino è un narratore tra i più significativi del Novecento italiano; nella costellazione letteraria disegnata dalle sue numerose opere si ibridano compiutamente vocazioni e temi diversi, dall'impronta neorealistica degli scritti iniziali a quella allegorico-fiabesca della produzione più matura. 
Nella sua prosa, dove sono accolte e filtrate le più alte suggestioni del panorama letterario coevo e dove lo scrittore si rivela spregiudicato sperimentatore di linguaggi e generi, alla lucidità della descrizione analitica fanno da costante contrappunto il lirismo e l'ironia, sostanziati da una riflessione profonda e disingannata sul senso ultimo dell'esistenza umana.Calvino, considerato il più grande favolista per ragazzi della letteratura del Novecento, era da sempre stato attirato dalla letteratura popolare e dalle fiabe, che costituiscono la fonte d'ispirazione per i suoi romanzi. 
Già con "Il visconte dimezzato"(1952), il primo libro della Trilogia Araldica, l'impianto è totalmente fiabesco e la narrazione può essere letta con funzione allegorico simbolico, che consente al lettore di elaborare spunti di riflessione e di raggiungere una sorta di equilibrio interiore. La bizzarra storia del visconte Medardo di Terralba che, colpito al petto da una cannonata turca, torna a casa diviso in due metà (una cattiva, malvagia, prepotente, ma dotata di inaspettate doti di umorismo e realismo, l'altra gentile, altruista, buona, o meglio "buonista"). 
Nel secondo libro della trilogia "Il barone rampante"(1957)Il narratore ripercorre la lunga vicenda del fratello, Cosimo di Rondò, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo a Ombrosa, in Liguria. Cosimo, per sfuggire a una punizione inflittagli dai suoi educatori, decide di salire su un albero per non ridiscendere mai più. Cosimo si costruisce un mondo aereo dove diversi personaggi della cultura e della politica (Napoleone compreso) lo vanno a trovare, testimoniandogli la loro ammirazione. Vive anche una tormentata storia d'amore con la volubile Viola. Cosimo muore vecchio, senza mai discendere in terra: ammalato, in punto di morte, si aggrappa alla fune di una mongolfiera e scompare mentre attraversa, così appeso, il mare. Il protagonista de "Il barone rampante" è un alter ego dello stesso autore, che ha ormai abbandonato la concezione della letteratura come messaggio politico ed esprime un desiderio di ribellione e di rivendicazione della propria libertà individuale. 

"Il cavaliere inesistente"(1959), terzo volume della trilogia de "I nostri antenati" che racconta le gesta di Agigulfo, cavaliere di Carlo Magno che ha una particolarità: dentro l'armatura non esiste.
Agilulfo è il simbolo dell'uomo "robotizzato", che compie gesti burocratici con incoscienza quasi assoluta. E' velato da un cupo pessimismo dietro al quale la realtà appare irrazionale e minacciosa, mentre evidenzia il tema dell'adempimento delle regole e dei protocolli di cavalleria, sottolineando l'idea della confusione della propria identità con quella degli altri e con il mondo esterno. In questa trilogia, Calvino ha espresso metaforicamente tre diverse esperienze attraverso le quali l'uomo riesce a trovare il giusto equilibrio tra bene e male,(Il visconte dimezzato"), alienato ("Il barone rampante")  e  ridotto a pura apparenza (" Il cavaliere inesistente").

Donne e diritti: lavori in corso verso la parità

                                                      
di
Ylenia Calogero
Maria Elena Cambria
Valeria Devardo 
 
                  Fornire alle donne una base di uguaglianza
nel mondo del lavoro
non solo è eticamente giusto,
è anche un investimento intelligente
                                                                                 nel lungo termine.
Evy Messell
   (direttrice dell'Ufficio dell'ILO per le Pari Opportunità)

 

La mancata uguaglianza tra l'uomo e la donna è un problema di carattere mondiale. La condizione femminile è passata attraverso notevoli evoluzioni nel corso dei secoli, o addirittura dei millenni, per via dei fattori che influenzano l'organizzazione delle diverse società, compresi gli aspetti geografici, storici e religiosi di ciascun popolo. Dal Medioevo ad oggi, per le donne il percorso per rivendicare e preservare i propri diritti è stato, purtroppo, perennemente arduo. E il cammino da compiere, specialmente in certi contesti culturali, sembra ancora molto lungo.

Ministro Boschi
Tra i grandi passi compiuti nel corso del Novecento, per tentare di raggiungere uno status paritario a quello maschile, non possiamo non ricordare almeno la battaglia delle suffragette, grazie alle quali, nel 1928, fu concesso il voto alle donne maggiorenni. E in Italia bisognerà aspettare il 2 giugno del 1946 affinché tutte le donne  possano votare per una consultazione elettorale nazionale.
E oggi? Il ruolo della donna nella società contemporanea racchiude un insieme di culture e visioni, differenti anche in base alle diverse latitudini: nell'area Islamica e dell'Estremo Oriente, le donne vivono un'accentuata condizione di inferiorità. Alle giovani donne, destinate al futuro di mogli e madri, viene negato il diritto ad istruirsi. Escluse dalla vita politica, sono costrette ad una vita rigorosa e devota alla figura dell'uomo.             
Tuttavia, nei paesi sviluppati il divario tra i due sessi non è effettivamente colmato, malgrado le recenti concessioni a favore delle donne che hanno portato ad un'apparente uguaglianza. Basti guardare al ruolo della donna in politica, che non è ancora abbastanza evoluto, ad eccezione della Scandinavia.
Per non parlare, poi, del mondo del lavoro, dove il raggiungimento di posizioni di potere da parte di una donna è visto ancora come l'eccezione, e non come la regola.

Donne e pubblicità.
Ma al di là delle effettive conquiste, permangono pregiudizi sul ruolo della donna difficili da sradicare anche a causa di come essa viene rappresentata attraverso i mass media. In questo senso, la donna rischia di essere svalutata per le sue capacità e addirittura utilizzata come "strumento" a servizio delle strategia di marketing. Nelle campagne pubblicitarie, ad esempio, la figura femminile entra in conflitto con se stessa dando consenso a tale mercificazione, da noi definita "sfruttamento non riconosciuto", rinnega se stessa e i diritti che le appartengono. Riducendo il proprio corpo a vera e propria merce, i diritti ottenuti in secoli di storia, testimoniati dai numerosi sacrifici di innumerevoli donne, sfumano negli stereotipi trasmessi nell'immaginario collettivo. Ma non si tratta di un argomento nuovo, poiché la questione di come pubblicità, spettacolo e media trattino il corpo e l'immagine femminile, contribuendo a relegare la donna tra gli oggetti di piacere del mondo maschile, è una questione ampiamente indagata e dibattuta sotto molteplici prospettive. Dalle gambe delle più famose “Miss Italia” della televisione in bianco e nero, i tinelli degli italiani sono stati da sempre attraversati dal brivido ammiccante e seducente del corpo femminile. Le showgirl del piccolo schermo, con i loro abitini provocanti, saltellano per lo studio per convincere lo spettatore a non cambiare canale. Le telecamere vanno su e giù soffermandosi soprattutto su quelle parti del corpo poco coperte. Nonostante tutte le difficoltà per affermarsi, qualche dato è però confortante. Oggi sono un miliardo e duecento milioni le donne che lavorano nel mondo, un numero che negli ultimi dieci anni è cresciuto quasi del venti per cento. Ma per lo più le donne sono confinate nei settori meno produttivi, sopportano i maggiori rischi economici e sono ancora molto lontane da un lavoro adeguato al proprio profilo di studi e di formazione. Ci sono più donne al lavoro, quindi, ma per la gran parte di loro i problemi restano. Soprattutto se si guarda ai settori in cui sono attive e ai diritti di cui godono. La domanda “Siamo nel 2014 o nel 1814?” sorge spontanea quando giovani ragazze ai colloqui di lavoro si sentono dire: “Andresti bene, ma se rimani incinta?”. Seguendo questo modernissimo ragionamento l’occupazione femminile dovrebbe essere eliminata e le donne dovrebbero tornare a fare lasagne e lavatrici.I tempi sono cambiati, la mentalità no. L’obiettivo deve essere quello di garantire a tutte le donne un impiego non condizionato dal fatto di essere considerate diversamente rispetto agli uomini. Questo va considerato anche come precondizione per lo sviluppo economico: le aree dove si è registrata una significativa crescita economica sono, infatti, quelle con la più elevata partecipazione femminile al lavoro. Pure la ricerca di un lavoro coerente con il proprio percorso di studi è molto più ardua per le ragazze: a fronte di un 18% dei maschi che non ha trovato un impiego coerente con il proprio ambito di studi, la percentuale sale di oltre dieci punti percentuali nel caso delle femmine. La verità è che gli indirizzi scolastici universitari privilegiati dalle ragazze risultano essere spesso disallineati rispetto alle opportunità offerte dal mondo del lavoro. Anche in azienda, sin dalla prima esperienza di stage e tirocinio, le femmine vengono retribuite meno della metà rispetto ai colleghi maschi e soffrono di una maggiore instabilità lavorativa. In una società futura il ruolo della donna deve emanciparsi dai limiti imposti dalle ideologie politiche o religiose. In ogni Paese del mondo non ci sarà più una donna maltrattata, picchiata o condannata a morte per lapidazione, ma una donna rispettata per le sue capacità intellettive, per il suo essere moglie e per il suo essere madre. 

Tra timori per l'immigrazione e fame di manodopera

di
Isabella Giorgianni
Floriana Mannino

Sempre più diffuso in Italia, il fenomeno dell’immigrazione, ci mette quotidianamente di fronte alla realtà di stranieri costretti a spostarsi dal proprio luogo originario per cause ambientali, economiche e sociali. In base al nuovo decreto che regolamenta i flussi stagionali, firmato con estremo ritardo, si prevedono 10 mila posti a disposizione per l'ingresso di manodopera straniera nel nostro paese. Decisamente pochi  rispetto allo scorso anno, quando il provvedimento interessò 30 mila persone provenienti dalle aree più devastate dalla guerra e dalla estrema povertà. Questo dato ci fa riflettere su quanto pesi il fattore crisi nel nostro paese, in quanto gli esperti del Ministero del Lavoro hanno calcolato per il 2014 una riduzione davvero notevole del fabbisogno di manodopera rispetto all’anno scorso. A risentire di più è l’agricoltura, danneggiata dalle pratiche di ingresso e introduzione di questa manodopera nei campi, dato che il raccolto non aspetta di certo i tempi della nostra burocrazia. Le modalità delle domande sono le solite: si fa tutto tramite web con la compilazione online e con accesso sia personale che tramite i patronati.  
Con la circolare congiunta del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Interno, inoltre, sono stati forniti specifici chiarimenti sulla conversione del permesso di soggiorno stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Pertanto, è stato disposto che nei casi di domanda di conversione del permesso di soggiorno non debba essere accertato l’avvenuto rientro del lavoratore stagionale nel paese d’origine. E’ stato anche eliminato il visto nazionale indispensabile per l’ingresso in Italia dei familiari extracomunitari dei cittadini UE. Di conseguenza gli uffici non dovranno più rilasciare i visti d’ingresso nazionali per motivi familiari, ai fini di un lungo soggiorno, ai cittadini stranieri familiari di cittadini UE.
Per di più non si fermano le polemiche  che ormai invadono i palazzi della Camera dei Deputati, le televisioni e tutti i giornali nazionali riguardo ai continui sbarchi e alle recenti vicende del salvataggio di migliaia di migranti in mare grazie all’operazione “Mare Nostrum”. Durante la notte dello scorso 21 aprile la nave San Giorgio ha soccorso 321 persone al largo di Lampedusa e solo nelle ultime ore ne sono arrivate oltre 800 a Pozzallo, mentre nei giorni scorsi circa altri 1000 migranti sono stati divisi tra la Sicilia e la Calabria. Così dall’inizio dell’anno si contano oltre 20mila arrivi, e il numero è destinato a salire avvicinandosi alla fase estiva.
Ma l’operazione “Mare Nostrum” stavolta è sotto esame soprattutto perché il corso di tutte le operazioni congiunte ammonta a 9 milioni di euro al mese, in quanto dal novembre 2013 vengono impiegati il personale e i mezzi navali ed aerei della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera nonché del personale del Ministero dell’Interno per il controllo dei flussi migratori via mare. Per questo molti parlamentari hanno vivacemente contestato questo sistema che, secondo loro, non fa altro che “finanziare gli scafisti e l’invasione”.
Adesso in Parlamento e poi al Senato si passerà ai fatti con le proposte di modificare queste operazioni o, addirittura interromperle e, da qui, si deciderà il destino di migliaia di vite umane.

L'amore che uccide

 
di
Maria Elena Cambria 
Valeria Devardo 
Ylenia Calogero

Femminicidio: violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna. Così venne definito per la prima volta, dalla messicana Marcela Legarde, l'atto brutale con cui si spegne la vita di una compagna, una madre, una moglie, una fidanzata, una sorella, una figlia. Una donna. Privata prima della libertà di scegliere e infine cancellata per sempre dall'uomo che, nella maggior parte dei casi, dice di amarla.
A livello mondiale la diffusione di questo fenomeno ha assunto proporzioni allarmanti. I dati statistici del 2013 registrano 177 vittime all'anno, tendenza purtroppo confermata anche nei primi mesi del 2014. L’autore del femminicidio è nel 48% dei casi il marito, nel 12% il convivente, nel 23% l’ex. Nel 61% dei casi si tratta di un uomo tra i 35 e i 54 anni; generalmente il persecutore non fa uso di alcool e di sostanze stupefacenti. 
Le donne muoiono principalmente per mano dei loro mariti, ex-mariti, padri, fratelli, fidanzati o amanti, innamorati respinti. Insomma per mano di uomini che avrebbero dovuto rappresentare, per loro, una sicurezza. Gli omicidi basati sul genere si manifestano in forme diverse, ma ciò che li accomuna, nella maggior parte dei casi, è proprio l’uccisione a seguito di una violenza subita, giorno dopo giorno, nell’ambito di una relazione intima.  
Lo scorso 17 marzo abbiamo assistito alla storia tremenda di un uomo di 53 anni che ha scatenato la propria furia contro la moglie, uccidendola con un martello di fronte ai figli, due gemelli di 9 anni, che hanno provato a fermare il padre in questi attimi di follia e sono ancora sotto choc. Per lui, che non aveva accettato la separazione, la frase “Hai bisogno di una doccia” suonava come un'offesa. "Lei mi umiliava", avrebbe detto l'uomo durante l'interrogatorio. Ma il suo racconto è stato pieno di "non ricordo" e le indagini sono ancora in corso. 


Le cronache nazionali, e non, sono purtroppo piene storie di sangue come questa, in cui l’amore e il rispetto dell'uomo verso la figura femminile cessano e lasciano il posto a episodi di violenza inaudita, che è difficile da comprendere e spiegare. Una nazione come la nostra, che fino al 1946 non ha permesso alle donne di votare e fino agli anni 60 di poter entrare in magistratura, oggi subisce le estreme conseguenze di questa mentalità: la donna è un essere inferiore e per questo va dominata. Ci ritroviamo così di fronte a matrimoni combinati dalle famiglie per tutelare il "clan", di fronte alle cosiddette “spose bambine” di molti paesi stranieri, di fronte alle innumerevoli donne picchiate, umiliate, maltrattate e infine uccise, anche nella "civilissima" Italia. 
La domanda però sorge spontanea: che assistenza viene data a queste donne? Che sorveglianza viene riservata? Qualcuno le aiuta? Queste domande forse non troveranno risposta, ma sono l'amara testimonianza di come la "giustizia" rischia di essere qualcosa di relativo, applicata poco e male quando serve. Ci sono casi che, fortunatamente, non sfociano in un finale drammatico, ma tante altre volte non è così e chissà quante donne non hanno il coraggio di denunciare un uomo violento, temendo di ritrovarsi sole ed indifese. 
Questa situazione logora mentalmente moltissime donne che si sentono abbandonate da tutti e schiave del proprio uomo; potrebbero denunciare ma non lo fanno perché hanno paura. Il dolore fisico è grande, ma mai come quello dell’anima violentata e distrutta, come i sogni di ogni donna innamorata.

A tutta scuola. I progetti PON del nostro Liceo

di Giuseppe Nastasi

I corsisti del PON di Italiano, con le professoresse Flaviana Gullì e Angela Picciolo.
Il giornalismo è la nostra materia!
Come tante altre scuole, anche la nostra ha avviato una serie progetti extracurriculari volti all’approfondimento delle diverse materie di studio. Si tratta dei PON (acronimo di "Programma Operativo Nazionale"), cioè di progetti, realizzati grazie al contributo del Ministero dell'Istruzione e di fondi strutturali europei, attraverso i quali gli studenti, selezionati tramite apposite graduatorie, hanno l'opportunità di sviluppare e consolidano le loro competenze.
Su iniziativa del Consiglio di Istituto, già da settembre è stato presentato il quadro generale di tutti i corsi proposti. I progetti prevedono una durata variabile  dalle 30 alle 50 ore, da organizzare nelle settimane dell’anno scolastico. Al termine delle lezioni di ciascun corso, è previsto un esame che, una volta superato, garantisce il rilascio di un attestato di partecipazione. 
Tra i più seguiti, ci sono quelli dedicati allo sviluppo delle competenze nella lingua inglese, che consentono di prepararsi per la certificazione  dei livelli PET e First. Ma non è solo l’inglese ad essere protagonista dei PON, in quanto anche alcune discipline di carattere umanistico e scientifico sono oggetto di studio durante specifici progetti. 
Il Liceo Impallomeni ha privilegiato, in particolare, l’aspetto linguistico e scientifico, realizzando corsi di scienze, tedesco e italiano. Il corso di tedesco viene tenuto per gli studenti dell’indirizzo linguistico,  che hanno avuto la possibilità di partecipare ad uno stage a Berlino. Il PON di scienze racchiude in sé le competenze derivanti dallo studio della fisica e della matematica. 
Ultimo, ma non per importanza, il corso di italiano “Parlare, leggere e scrivere”, che consente agli studenti di mettere in luce il proprio talento di giornalisti in erba, migliorando le competenze di scrittura. Esito di questo PON è il Blog sul quale ci state leggendo, che abbiamo voluto sviluppare come un contenitore per articoli, saggi brevi, interviste. 
L'esperienza dei PON durante quest'anno scolastico, dunque, ha confermato il valore positivo dello studio e della formazione, dimostrando che si può imparare anche divertendosi e mettendosi in gioco in prima persona. Ma, soprattutto, la vera lezione è che investire su se stessi, nel tentativo di migliorare sempre di più le proprie competenze, è una carta vincente per avere successo nel raggiungimento dei propri obiettivi, arricchendo il curriculum e preparandosi ai percorsi universitari.



Sciopero dei marittimi: "AIUTO, SIAMO RIMASTI IN GRECIA!"

di
Giada Bellavia


Circa un mese fa noi studenti del liceo classico G.B Impallomeni di Milazzo, accompagnati da due docenti e dalla preside, siamo partiti per un viaggio-studio alla scoperta dell'antica Grecia. La gita doveva durare sei giorni, ma, a causa di uno sciopero dei marittimi, siamo rimasti bloccati al porto di Igoumenitsa, dove avremmo dovuto prendere il mezzo che ci avrebbe ricondotti in Italia.
Subito, il tour operator organizzatore del viaggio si è premurato affinché potessimo pernottare in un hotel nella stessa città. La comunicazione dello sciopero ci è stata data nel primo pomeriggio del giorno stesso della partenza, tanto che, trattandosi del primo aprile, abbiamo pensato si trattasse del classico "Pesce d'Aprile!". Non appena scoperto, ahimè, che quello non era assolutamente uno scherzo da parte delle docenti, abbiamo dovuto in qualche modo avvertire dell'accaduto i genitori, che ci hanno calmati e rassicurati, a dispetto di quello che hanno fatto le docenti, forse per il panico momentaneo o per la stanchezza della responsabilità di 43 ragazzi. 
Rimanere un giorno in più durante una gita scolastica potrebbe sembrare un' ottima notizia...Sì, ma in altre circostanze. In un paese costellato di scioperi, grandi cambiamenti in corso e manifestazioni di protesta, infatti, sembra un po' azzardato portare una scolaresca, soprattutto se la maggioranza è formata da donne. Ma ritornando a parlare dell'"avventura", così definita da noi liceali, è stato davvero un viaggio estenuante, forse mai cominciato, con poco divertimento e tempo libero. L'ultimo giorno, durante la permanenza ad Igoumenitsa, ci siamo tutti più uniti e divertiti. Alcuni tra i ragazzi erano infatti, molto contenti di non dover subito tornare alla routine scolastica, altri però erano davvero preoccupati, dato che lo sciopero è stato definito "ad oltranza". 
L'attesa era snervante. Non avevamo informazioni che ci rassicurassero e non potevamo dare notizie certe ai nostri genitori che, preoccupati, hanno bombardato di telefonate e fax il tour operator. Tutti erano pronti a dare consigli su un'eventuale partenza alternativa. Si era pensato di partire da un porto dell'Albania, a sole due ore da lì, o addirittura tornare al porto di Patrasso, lontano quattro ore dal luogo dove ci trovavamo. Niente di tutto ciò, però, era fattibile. Avevamo bisogno di più soldi e documenti, che però non avevamo. A quel punto, dopo una mattinata di shopping tra specialità e tipicità tutte greche abbiamo passato l'ultimo giorno in tranquillità. Il caldo estivo ha portato anche alcuni di noi in spiaggia, dove non abbiamo esitato a scattare qualche foto da far invidia a chi stava a casa. 
Questo episodio ha suscitato scalpore anche nella nostra città e i giornali locali non hanno perso l'occasione per scrivere articoli su quest'avventura, descrivendoci quasi come degli eroi. Finiti in prima pagina, ormai tutti conoscevano cosa ci stava capitando. "Sembra una barzelletta" ci dicevano. Ora a distanza di qualche giorno possiamo soltanto raccontare questa come un'esperienza e riderci anche su. E' stato davvero strano, per noi, questo fuori programma in un paese straniero ma con uno zaino in spalla, non ci è rimasto altro che aspettare che lo sciopero finisse. Adesso riecheggia il ricordo di un'avventura più o meno costruttiva e non ci resta che chiudere con una citazione di Edgar Allan Poe “Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato„.